Ci troviamo a fronteggiare una situazione di emergenza causata da un invisibile microrganismo di nome sars-COV-2 (acronimo di COrona VIrus) che ha stravolto le nostre abitudini di vita. Questa situazione ci obbliga a una più profonda riflessione riguardante quel modo di vivere e a quella “normalità” che oggi tanto desideriamo.
Contraddicendo subito quanto scritto all’inizio, la causa di quanto stiamo vivendo risiede, a mio avviso, in una separazione sempre più netta tra uomo e natura e in definitiva, essendo l’uomo essenzialmente natura, con se stesso. Questo legame è spiegato bene dalla virologa Ilaria Capua:
“Il passaggio di un virus da un animale all’uomo è tanto più frequente quanto più si spostano gli animali selvatici dal loro habitat, ad esempio a causa della deforestazione. È andata così anche con Ebola. Gli abitanti della Guinea avevano deforestato, e al posto della foresta ci avevano messo un enorme palmeto. I pipistrelli si sono trasferiti nel palmeto perché era molto più comodo: non c’erano predatori, il cibo era abbondante. I braccianti si sono portati a casa i pipistrelli da far cucinare alle mogli. Le mogli si sono ammalate di ebola. Anche col coronavirus è andata così: e in poche settimane un virus che stava in una foresta della Cina è arrivato in pochi giorni in un ospedale a Chicago. Noi siamo i guardiani del pianeta”.
Dunque è l’uomo che conferisce valore alla natura, che pensa e riflette sul valore di tutto ciò che ci circonda, e non può dominare come un dio a suo piacimento la vita di altri esseri viventi, ma deve sentirsene eticamente responsabile. Questa è la prima cosa che dobbiamo insegnare ai nostri figli: il rispetto per l’altro, che si tratti di uomo, pianta, animale, sasso.
La parola “cosmos” in greco, prima ancora di significare mondo, universo significa ordine, disciplina, decoro, bellezza e gli antichi greci, fin dai tempi di Pitagora, parlavano di “armonia del mondo”. Diogene Laerzio riporta le parole di Pitagora in “Vite dei filosofi”:
“ la virtù, la sanità fisica, ogni bene e la divinità sono armonia: perciò anche l’universo è costituito secondo armonia”.
Siamo dunque tenuti a riscoprire questa antica armonia tra l’uomo che è espressione del tutto e il cosmo, che così tanto ha ispirato i nostri predecessori e abbiamo anzi il dovere di vivere seguendo le leggi scritte nella natura, nel rispetto di tutti gli esseri che popolano la terra.
“mi sono riconosciuto una docile fibra dell’universo, … Il mio supplizio è quando non mi credo in armonia.” Giuseppe Ungaretti, I fiumi, 1916.
La terra è un organismo vivente, nostra madre e nutrice, va rispettata e amata. E dalla terra e dalle acque otteniamo il cibo che consumato diventa parte di noi: cellule, tessuti, pensieri. Se riesco a vedere l’ordine, l’ armonia nel cosmo e in tutte le creature dell’universo imparerò a consumare il cibo con un atteggiamento diverso dal solito: desidererò sapere da dove viene, come è stato coltivato o allevato, avrò consapevolezza che dietro quel raccolto c’è la fatica, il sudore e l’amore di altre persone, c’è la forza nutrice di madre terra. Quanto più sarà ricco e sano quel cibo tanto più i miei organi, tessuti, sistemi si nutriranno di quelle qualità e di quell’armonia. NON È MAGIA, È SCIENZA. Cerco di spiegarlo in altri termini.
“Dì un po’: com’è che tu misuri il cosmo e i limiti della terra, tu che porti un piccolo corpo formato da poca terra? Misura prima te stesso e conosci te stesso, e poi calcolerai l’infinita estensione della terra. Se non riesci a calcolare il poco fango del tuo corpo, come puoi conoscere la misura dell’incommensurabile?” Pallada, poeta alessandrino, IV sec D.C
Mai come in questo periodo si parla di sistema immunitario. Chi è più debole non riesce a contrastare il virus, chi è più forte si. Il debole, ci tengo a dirlo, non è solo l’anziano che, fisiologicamente ha una minore capacità di difendersi da qualcosa di “nuovo”, mai visto prima, come il COVID-19, il debole è anche la persona che, a prescindere dall’ età, per mille motivi ha una immuno-depressione. Avere uno squilibrio del sistema immunitario vuol dire avere un intestino dis-biotico (dis:cattivo, bios:vita), che non ha il giusto equilibrio qualitativo e quantitativo di microbi.
Quindi, lo sottolineo ancora, c’è una strettissima relazione tra sistema immunitario e intestino.
Se il mio intestino è sano e eubiotico (eu:buono; bios:vita) allora avrò un sistema immunitario che sarà in grado di reagire agli “stressor” esterni e interni in modo adattativo e adeguato. E l’intestino è sano se mi nutro bene, con alimenti scelti e di qualità.
Il pensiero va alle decine e decine di persone che, in piena crisi COVID-19, si catapultano nei supermercati riempiendo i carrelli soprattutto di cibi consolatori. Ecco, fermiamoci! Fermiamoci un momento a riflettere. Leonardo Da Vinci diceva “chi poco pensa, molto erra”: sbaglieremo meno se inizieremo a pensare di più. Per il nostro bene, per il sistema immunitario, per difenderci meglio dalle infezione, per il bene del pianeta, degli altri esseri viventi e dei nostri figli, seguiamo queste semplici indicazioni:
- Lasciare sugli scaffali alimenti consolatori quali junk food e junk drink ossia merendine, patatine, snack, barrette, bibite zuccherate, succhi di frutta, creme spalmabili. Sono cibi ricchi di zuccheri, grassi, conservanti, inquinanti che danneggiano le cellule e alterano la capacità di risposta del sistema immunitario squilibrando il microbiota intestinale. Uno dei numerosi ruoli del microbiota è favorire la sintesi e l’assorbimento di vitamine (ad esempio quelle del gruppo B o la vitamina K). Chi consuma junk-food e drink food altera il microbiota e la capacità di assorbimento di queste vitamine che hanno un ruolo FONDAMENTALE nella risposta immunitaria.
- Se il cibo è inquinato le cellule si infiammano, questo è il titolo del capitolo 2 del libro “Immunità, cibo e cervello” di Francesco Bottaccioli e Antonia Carosella che invito a leggere in questi giorni casalinghi. Cosa vuol dire? Vuol dire che il cibo può contenere additivi, residui di pesticidi, di farmaci, di inquinanti ambientali, di interferenti endocrini, di contaminanti microbici. Cito dal testo “grandi quantità di tossine ingerite con il cibo provocano effetti drammatici sull’organismo e in primo luogo sul sistema immunitario, ma anche l’esposizione cronica a quantità modeste può avere effetti rilevanti, perché può provocare alterazioni cellulari e conseguenti dis-regolazioni della risposta immunitaria…il cibo è la principale via di contatto tra organismo e ambiente”. Ci sarebbe molto altro da scrivere su questo tema ma l’importante è che passi il messaggio: meno inquinanti, più salute. Scegliamo alimenti biologici, italiani, la migliore qualità possibile. È un investimento sulla salute. Se il cibo è inquinato l’infiammazione aumenta e questa può essere contrastata oltre che riducendo gli alimenti di scarsa qualità, aumentando quelli con potere anti-infiammatorio.
- Gli antagonisti dell’infiammazione sono: i cereali integrali come ad esempio il riso integrale per la presenza di una molecola che si chiama tricina che ha una azione anti-infiammatoria, l’avena, il pesce azzurro (alici-sarde-sgombro-spatola) per la presenza degli omega 3 (tra l’altro è il pesce meno costoso), l’olio extra vergine di oliva per la presenza della vitamina E, la curcumina presente nella curcuma e nel curry, cipolla rossa per la presenza di quercetina, frutta e verdura rosso scuro come le barbabietole, semi e frutta secca per la presenza di antocianine, genisteina, zinco, selenio, la verdura e la frutta di stagione per la presenza di antiossidanti, i legumi, le erbe aromatiche, le spezie. Disponiamo di una grande varietà di alimenti da consumare e proprio in questo periodo possiamo riscoprire la bellezza nel cucinare e mangiare un legume che è stato ammollato e poi cotto con tutti gli aromi. Perché c’è differenza tra un legume secco, reidratato e cotto e un legume nel barattolo o nella latta. Adesso abbiamo quel tempo di cui non disponiamo mai, usiamolo bene.
- Riduciamo l’assunzione di sostanze nervine come il caffè a volte usato in dosi eccessive perchè si pensa dia chissà quale energia speciale per affrontare la giornata. In realtà l’energia necessaria per fronteggiare i nostri impegni la prendiamo dai cibi giusti, nell’ampia varietà sopra descritta, mentre un uso eccessivo di bevande nervine riduce l’assorbimento di vitamine, stesso effetto causato dal fumo di sigaretta e dall’abuso di alcolici.
- L’accumulo di cibi nei carrelli mi fa pensare a una azione bulimica sulle cose, in questo caso gli alimenti, come se nel comprare più del necessario ci fosse una sorta di piacere e di potere: “compro, riempio il carrello di ogni cosa, dunque sono!”. Ricordiamoci che dall’altra parte del mondo ci sono uomini, donne e bambini che muoiono di fame. Sprecare il cibo dovrebbe farci provare vergogna. Compriamo il giusto e anzi, approfittiamo, per mangiare meno del solito perché questa quarantena ci impone anche una impossibilità di movimento;
- Tutti abbiamo esperienza che mangiare troppo crea uno stato di disordine fisico (cattiva digestione, senso di pesantezza, costipazione, dolore di pancia, infiammazione, insonnia) e mentale (confusione, irascibilità, lentezza, spossatezza, sonnolenza). Mai come in questo momento abbiamo bisogno di lucidità, fermezza e vigilanza. Mai come in questo momento l’altro ha bisogno di te. Dunque ricordati che se mangi bene, digerisci bene, pensi bene e sei di aiuto agli altri.
- Se proprio dovete comprare un alimento confezionato seguiamo i consigli del giornalista Michael Pollan:
- non comprare nulla che la tua bisnonna non riconoscerebbe come cibo» negli ingredienti;
- Non comprare alimenti che contengono ingredienti sconosciuti o dai nomi impronunciabili o con più di 5 ingredienti nella lista in etichetta;
- Evitare i cibi con proclami salutistici sulle etichette (ci dovremmo nutrire di alimenti e non di integratori);
- Evitare i cibi con zuccheri tra i primi 3 ingredienti (zuccheri= destrosio, sciroppo di glucosio, saccarosio, zucchero di canna, maltosio, sciroppo di fruttosio e via dicendo) perché sono sicuramente cibi manipolati.
- L’uomo è ciò che mangia e come mangia. Approfittiamo di questo periodo per riscoprire il buon cibo consumato in famiglia. Mangiare insieme, fare del momento del pasto un incontro per condividere i frutti della terra. Se abbiamo dei bimbi piccoli prepariamo una crostata, un ciambellone, riscopriamo la bellezza dei piccoli gesti, della preparazione di un piatto, di donare amore attraverso il cibo.
In ultimo vorrei spendere due parole sui virus. Quando studiavo virologia all’Università amavo molto questa materia e mi rimane ancora impressa nella mente la prima lezione in cui la nostra professoressa ci parlava dei virus presentandoli in questo modo: “i virus sono gli unici microrganismi al mondo a presentarsi come esseri viventi e esseri non viventi. Possono essere considerati esseri viventi quando si replicano nelle cellule che hanno infettato, ossia quando entrano dentro un organismo sia esso uomo o animale o pianta e possono moltiplicarsi e replicare il proprio materiale genetico sfruttando i nostri apparati e sistemi. Sono altresì esseri non viventi fuori dalle cellule ospiti poiché inerti e non vitali”. Molti virus, ad esempio quelli influenzali, quando infettano le cellule usano i nostri sistemi biologi per replicarsi fruttando anche il materiale genetico umano. Il loro obiettivo è uno solo: moltiplicarsi e contemporaneamente renderci deboli e vulnerabili. Per farlo promuovono un aumento delle specie reattive dell’ossigeno, incrementando l’ossidazione cellulare e, inoltre, inducono la cellula a esprimere geni infiammatori, dunque aumentano l’infiammazione che si manifesta con comparsa di febbre, dolore, calore. Tuttavia qualsiasi virus, anche il COVID-19, infetta quell’organismo che ha debolezza immunitaria, che è già “infiammato”, che ha un intestino disbiotico. Quindi spero che questo mio scritto possa essere di aiuto per comprendere profondamente che cibo e psiche (gestione delle emozioni e dello stress) sono i due grandi strumenti terapeutici che abbiamo, dunque usiamoli al meglio delle nostre possibilità.
C’è necessità di un cambio di mentalità, di una visione della vita dove l’uomo possa agire secondo una nuova responsabilità etica e dove si possa formare una coscienza collettiva che sia un riflesso della “sostanza” cosmica che ogni giorno introduciamo dentro di noi attraverso il cibo e quello che gli antichi chiamavano pneuma (Grecia), qi (Cina), prana (India), ossia “soffio vitale”, “anima mundi”.
Bibliografia
- In difesa del cibo. Michael Pollan. Adelphi, 2009
- Filosofia per la medicina, medicina per la filosofia. Grecia e Cina a confronto. Francesco Bottaccioli. Medicina naturale. Tecniche nuove
- Immunità, cibo e cervello. Francesco Bottaccioli e Antonia Carosella. Tecniche nuove
- Spezzare il pane. Enzo bianchi
- Virologia. Renato Dulbecco, Harold S.Ginsberg



Bellissimo articolo, che ci aiuta a capire quanto tutto in questo mondo sia un equilibrio perfetto e che ci fa capire che noi siamo parte di questo equilibrio e che noi stessi siamo un piccolo universo che funziona alla perfezione solo se in equilibrio. Ho scoperto la passione per un cibo sano grazie alle tue indicazioni nel tempo. Adesso preparare cibi e dolci con le mie mani è un’abitudine giornaliera ed in questo periodo è stata un’abilità utilissima. Grazie!
Grazie Tiziana 🙏
Grazie Emanuela per questa tua riflessione accuratissima e ben documentata. Credo che questa pandemia può forse avere un unico lato positivo: aiutarci a comprendere come sia necessario vivere più connessi con sé stessi e con la natura.
Grazie Serena, quando torneremo alla nostra “normalità” avremo sicuramente parecchie riflessioni da fare! Un abbraccio
Questo discorso del sistema immunitario mi interessa da vicino. Articolo molto interessante con significativi spunti di riflessione. Il messaggio principale è sicuramente che ognuno di noi debba Imparare a volersi più bene nel rispetto dell’ambiente che ci ospita.
Speriamo davvero che riusciremo a trattenere e a mettere in pratica le nostre riflessioni quando tutta questa brutta storia sarà giunta al termine! Grazie Margherita
Grazie Emanuela per questo articolo! Mi sento molto in linea con i contenuti e le riflessioni proposte. Speriamo di aprire sempre più gli occhi, insieme, e di fare scelte più consapevoli e sintoniche con noi stessi e non madre natura.
Grazie a te Luisa e speriamo di vederci presto! Evidentemente dobbiamo sperimentare la sofferenza sulla nostra pelle prima di deciderci a cambiare profondamente. Speriamo di imparare bene la lezione! Un abbraccio
Francesco Caponigro
14:13 (18 minuti fa)
a Emanuela
Cara Emanuela, ho letto con l’attenzione che meritano le tue considerazioni sull’ epidemia in corso – ormai ufficialmente pandemia – che condivido dalla prima all’ultima riga .
Come giustamente dici, la vera emergenza che dobbiamo fronteggiare non riguarda ormai solo la nostra salute fisica, ma chiama in causa l’intero sistema di valori sul quale abbiamo edificato la nostra vita individuale e collettiva; ci obbliga a rivedere alla radice il nostro rapporto con la natura; crea l’esigenza di una nuova responsabilità etica. Siamo insomma di fronte ad una vera e propria crisi di sistema, che probabilmente non lascerà nulla come prima, ma determinerà profondi cambiamenti non solo nella vita economica e sociale del paese, ma anche e soprattutto nei nostri criteri di giudizio e nei nostri comportamenti quotidiani.
Il problema è che quando si cambia lo si può fare in meglio ma anche in peggio: tutto dipende da cosa e quanto si sia capito della crisi che stiamo attraversando. Come è noto, la parola crisi non ha un significato necessariamente negativo, ma indica in sostanza la rottura di un dato equilibrio consolidato e di conseguenza la possibilità di spazi alternativi a quelli preesistenti. In altre parole si tratta della comparsa di una serie di opportunità che si possono cogliere – nuove idee, nuovi valori, nuovi comportamenti – oppure di una spinta a tornare prima possibile e con rinnovata convinzione al vecchio sistema di cui si avverta eventualmente la mancanza, magari recuperando addirittura il tempo perduto.
Se vogliamo attenerci alla “verità effettuale delle cose” – in pratica essere concreti e non astratti sognatori – la probabilità che prevalga quest’ultima opzione è piuttosto alta, e che dunque l’attuale crisi insegni forse poco alla maggior parte dei nostri concittadini; e tuttavia scritti convinti e documentati come il tuo risultano comunque utili, anzi preziosi, poiché anche nelle situazioni meno incoraggianti credo valga sempre la pena scommettere sull’uomo, e che dunque sarebbe utile – come in passato si è autorevolmente detto – accompagnare sempre al pessimismo dell’intelligenza l’ottimismo della volontà.
Uniti ( e ragionanti) ce la faremo, dobbiamo crederci davvero e non recitarlo come uno slogan di belle parole.
Un abbraccio
Francesco Caponigro
Caro Francesco, grazie per il tuo intervento. Sono pienamente d’accordo con te, non è affatto scontato il cambiamento che auspichiamo. Per farlo ci vuole coraggio, coraggio nel mettere in discussione i propri ritmi e il proprio rapporto con il mondo intero… quando la vita tornerà a scorrere seguendo il suo “vecchio tram tram” che faremo? Insomma sono consapevole che il cambio di mentalità a cui mi riferisco non arriva allo “schioccar delle dita”. Riusciremo ad imparare profondamente qualcosa da questa storia? Voglio mantenere la speranza, conscia che il cambiamento è possibile solo insieme, se lo vogliamo.
Carissima Emanuela,
le tue riflessioni sono sempre ricche di saggezza ed anche questa volta le condivido a pieno!
Faccio tesoro delle tante informazioni scientifiche dettagliate e spiegate con la semplicità e la chiarezza che
ti contraddistinguono e che sempre rendono altrettanto semplice la comprensione di concetti spesso troppo difficili, a da comprendere, soprattutto nel campo scientifico e filosofico. Ti ringrazio vivamente dei tuoi preziosi insegnamenti!
Questa situazione così surreale ha stravolto le nostre vite ma quando “qualcosa” accade nel Creato di così imponente dobbiamo assolutamente ascoltare cosa vuole insegnarci! Abbiamo la responsabilità assoluta di farlo! Certo questo è un virus terribile, una piaga rara e silente, ma nasce in un mondo malato e squilibrato che vuole farci tornare alla realtà, all’armonia! Anche ciò che non è buono insegna, tutto insegna nella vita, e questo è un momento speciale e prezioso per cogliere questo insegnamento, diverso per ognuno di noi, con la speranza di farlo nostro, senza ricadere in quel turbinio anestetizzante che ci fagocita senza lasciare spazio ai pensieri e alle emozioni!
Facendo tesoro del tuo seminario sullo “stress” abbiamo visto bene che lo stress diventa una leva positiva per reagire alle tante prove alle quali siamo sottoposti e conseguentemente reagire e non deve essere visto in maniera assoluta una situazione negativa per il nostro essere! Questo è il momento di agire e di mettere in moto tutte le nostre risorse ma, come egregiamente insegni, la salute del nostro organismo è alla base di tutto!!!
Ascoltarci come possiamo ora è un’opportunità che non capiterà mai più…cerchiamo di cogliere il buono da tutto questo!
Grazie ancora di cuore!
Un abbraccio grandissimo!!!
Sabrina Baldassari
Grazie Sabrina,
continuiamo ad imparare da questa assurda situazione!
Un abbraccio
Cara Emanuela, mi piacerebbe, se permetti, aggiungere alcune considerazioni a quelle già pubblicate di recente sul tuo sito, nella speranza di dare un ulteriore contributo alla comprensione del difficile momento che stiamo vivendo.
“Niente sarà più come prima” è la frase che più ricorre in questi giorni: tutti la ripetiamo di continuo facendo bella mostra di saggezza e di altruismo, increduli che qualcuno sembri non capire e pronti a fare la nostra parte nel mondo che nascerà sulle ceneri del vecchio …”No, non si poteva continuare così, una volta superata l’emergenza nulla potrà essere come prima” …
Propositi tutti lodevoli e sicuramente sinceri, e tuttavia mi chiedo: sono davvero credibili? Temo sia lecito qualche dubbio, in assenza di una preventiva autocritica circa quel passato che sembriamo ansiosi di lasciarci alle spalle.
Inutile stilare un elenco dettagliato di ciò che non andava: sarebbe troppo lungo e non avrebbe alcuna efficacia ”terapeutica”. Sarebbe invece forse più utile cercare di capire se non ci sia un elemento di fondo alle radici di quegli errori, un denominatore comune che giustifichi tanti comportamenti che oggi sembriamo tutti pronti a rivedere.
A mio parere quell’elemento c’è, e consiste nella disinvoltura con cui da troppo tempo sembriamo disposti ad accettare come normali – nei campi più disparati e con rare eccezioni – situazioni che sono invece del tutto anormali: per pigrizia, per disincanto, per fatalismo, per inerzia, perché vivere nel disimpegno è meno faticoso che impegnarsi a costruire un mondo migliore; perché insomma vivere di piccolo cabotaggio è più facile che volare alto. Qualche esempio preso a caso?
La capitale del paese vive in permanenza nella spazzatura… abbiamo il primato europeo dell’evasione fiscale e della corruzione…. le forze dell’ordine sono costantemente sotto organico…le cause giudiziarie durano decenni…la burocrazia è farraginosa…per un’ecografia bisogna aspettare mesi …le carceri scoppiano…i migliori laureati trovano lavoro all’estero perché in Italia sarebbero condannati al precariato…. L’elenco potrebbe ovviamente continuare a lungo, ma come dicevo sarebbe inutile, trattandosi di problemi denunciati più volte inutilmente da anni….siamo fatti così…che ci vuoi fare?… e ti pareva…pazienza…ce la siamo sempre cavata…
Ecco, se non abbiamo chiaro che da troppo tempo è questo il clima prevalente nel nostro paese, e che solo l’abitudine a convivere con situazioni anormali ce le fa apparire normali e quindi accettabili, persino la grave situazione determinata dal corona virus cambierà poco o nulla, e una volta superata l’emergenza tante buone intenzioni si riveleranno semplice retorica, lasciando il posto ai problemi e alle disfunzioni di sempre.
“Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”, dice alludendo alle vicende risorgimentali un personaggio del “Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa, uno dei libri che forse ha meglio compreso un aspetto non secondario del carattere del nostro paese. Questo dunque il pericolo che può nascondersi dietro tanti proclami inneggianti a radicali cambiamenti: che niente cambi perché troppo si dovrebbe cambiare.
Non c’è dubbio in conclusione che domani niente potrà (meglio dire dovrà) essere più come prima, ma a condizione che ci sia stata in precedenza una onesta e convinta autocritica riguardante il nostro modo di organizzarci in comunità. Autocritici e pensanti: allora sì che ce la faremo.
Come darti torto Francesco, i tuoi dubbi sono anche i miei. Grazie per questa riflessione.