Esperienza con la nutrizionista

La mia esperienza con la Dott.ssa Emanuela Ferrari

La mia esperienza con la Nutrizionista

Ciao a tutti! Questa è la mia esperienza con Emanuela Ferrari, che non smetterò mai di ringraziare!

Sono mamma di un bimbo di 11 anni. Mio figlio ha sempre mangiato tutto e non ha mai avuto problemi di salute. 

A novembre ha iniziato a stare molto male. Per tre mesi ha vomitato acqua fino anche a 30 volte al giorno. Sono andata subito dal pediatra che, dicendomi che voleva escludere immediatamente le cose più gravi, gli ha fatto fare una visita oculistica d’urgenza per controllare il fondo dell’occhio. Per fortuna, tutto bene. 

Analisi e Ricerche

Poi abbiamo fatto diverse analisi, tutte perfette. A quel punto il pediatra ci ha detto di andare al pronto soccorso e lì hanno fatto risonanza magnetica, eco-addome, altre analisi del sangue. Tutto perfetto.

Ne usciamo con due impegnative, una per visita neurologica e una per visita dal gastroenterologo, più una possibile diagnosi: sindrome del vomito ciclico. La neurologa ha smentito subito la diagnosi del PS e ha ipotizzato cefalea. Ci ha detto di provare con il Nurofen, ma non è cambiato nulla.

Gastroenterologo e psicologo

Il gastroenterologo del Bambin Gesù ha fatto una visita molto sbrigativa al termine della quale ha dichiarato che Marco aveva bisogno di uno psicologo. Al mio racconto, il pediatra ha strabuzzato gli occhi perché non sapeva cosa aveva Marco, ma di sicuro non era un problema psicologico. Quindi mi ha rifatto un’impegnativa e a quel punto siamo andati all’Umberto I. 

Lì abbiamo fatto lastra al digerente con bario (tutto ok) e gastroscopia dove è venuto fuori che c’era bile nello stomaco. Il mio pensiero, da ignorante, è stato che potesse essere per i tre mesi di vomito continuo.

Per il gastroenterologo invece era la causa e il cocktail tra bile e succhi gastrici dava come risultato un vomito limpido, trasparente, inodore e neutro (l’ho pure misurato con le cartine tornasole).

Ho chiesto se fosse il caso di andare da un nutrizionista. “No, non serve. Prenda questo.” Mi dà un foglio con alimenti da evitare e aggiunge: “Questo è per adulti. Lui è un bambino, quindi lo segua solo indicativamente”. 

Finalmente dalla Nutrizionista

Dentro di me nasce un punto interrogativo misto a parolacce grande come una casa, ma il gastroenterologo è lui, mi pare brutto contraddire. Prescrive due settimane di inibitori di pompa nelle quali Marco continua a vomitare come niente fosse.

Nel frattempo però mi decido (magari lo avessi fatto prima) e vado da Emanuela Ferrari, la quale fa fare a Marco il Breath Test per il lattosio che risulta positivo. Iniziamo la dieta e Marco smette di vomitare.

Subito, appena tolto il lattosio.

Iniziamo anche la psicoterapia perché, tra quello che ha passato e la pandemia che stiamo vivendo, sicuramente può solo fargli bene. E così è stato. 

La fine dell’incubo

Emanuela ci ha dato prima una dieta stretta eliminando anche cose che con il lattosio non c’entravano nulla, ma che contribuivano ad affaticare lo stomaco.

Cucinando piatti semplici e con controllo massimo sugli ingredienti, ci siamo accorti che anche il pomodoro gli faceva male. Lì Emanuela ci ha rassicurati, ipotizzando che dovesse eliminarlo solo per un periodo.

Dopo 5 mesi dall’inizio della dieta, Marco ha reintegrato tutto, anche i pomodori. Ovviamente continua a non mangiare nulla contenente il lattosio. 

Deve evitare anche gli alimenti derivati dal latte ma con la scritta “senza lattosio”, perché anche la minima percentuale contenuta gli fa male.  Una volta al mese, quando Marco ha proprio voglia di qualcosa che contiene latte, prende la lattasi e si toglie lo sfizio!

La mamma di Marco

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Se hai letto fino a qui, mi fa piacere e ti ringrazio per avermi dedicato il tuo prezioso tempo!

Ti ricordo che se vuoi prenotare un’appuntamento in studio puoi contattarmi subito. 

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allergie alimentari

Le Allergie

L’allergia è l’espressione di un meccanismo di difesa da parte dell’organismo che cerca in tutti i modi di segnalare un suo disagio.

L’allergia nasce da “errori” di valutazione di alcune cellule del sistema immunitario (linfociti T) che iniziano ad impartire ordini ad altre cellule (linfociti B) di produrre anticorpi verso sostanze innocue (pollini di graminacee o altri alberi in fiore, pelo di animali, polvere, cibi).

Proprio per questo è una espressione di disagio dell’organismo, in quanto è bene chiarire che il problema non sono le sostanze verso cui si risponde in maniera eccessiva  e con le quali ci siamo evoluti per migliaia di anni in serena convivialità, quanto più uno squilibrio del sistema immunitario dell’organismo, in particolare di quella che definiamo “immunità acquisita”.

L’allergia è un esempio eclatante del distacco tra uomo e ambiente con il quale si instaura una vera e propria disarmonia.

Nel caso dell’allergia a un cibo specifico si procede innanzitutto con l’esclusione di quel cibo e di tutti i preparati alimentari che lo possono contenere e poi si lavora sull’intestino così come negli altri tipi di allergie (vedi articolo allergia e intestino).

Nel caso in cui l’allergene sia un polline o altro, il cibo può comunque aiutare perché si cerca di riequilibrare quella parte del sistema immunitario che si trova sbilanciato.

Ricordo a tutti voi che la gran parte delle cellule del sistema immunitario si trovano nel nostro intestino e una alimentazione equilibrata e personalizzata sui disagi del paziente riesce a operare un miglioramento progressivo nella capacità immunitaria di valutazione dell’organismo, finché questo smette di reagire a sostanze che non gli possono provocare alcun danno..

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